venerdì 14 novembre 2014

Verso il girone unico - Divisione Nazionale 1927/28

La stagione 1927/28 rappresentò una nuova occasione per le squadre del centro-sud di riscattare le magre figure collezionate l'anno prima e per il Torino rappresentò una chance di confermare il primato che gli fu tolto con lo scandalo Allemandi.
Le squadre del centro-sud erano finite tutte in zona retrocessione, ma la Federazione ed il regime non tolleravano una parziale rappresentanza dell'Italia nel massimo campionato di calcio. L'unica rappresentante del calcio centro-meridionale sarebbe dovuta essere la Lazio neo-promossa dalla Prima Divisione. La Federazione diede una nuova possibilità alle squadre retrocesse, ripescandole e chiedendo garanzie alle stesse riguardo alla loro competitività. Il Napoli, tramite il presidente Ascarelli diede garanzie sul calciomercato, per quanto riguarda le squadre romane si decise l'accorpamento di Alba Audace e Fortitudo Pro Roma con la compagine del Roman (o FBC Roma) creando così la Roma. In tal modo la presenza della Capitale era garantita nei due gironi: in uno la Lazio, nell'altro la Roma.
Un altro problema che fu affrontato, fu la eccessiva presenza di squadre che facevano riferimento ad una singola città. Fu così che Genova, che aveva addirittura tre squadre nella massima serie, vide la fusione di Andrea Doria e Sampierdarenese nella compagine La Dominante. Il posto lasciato libero fu occupato dalla ripescata Cremonese.

DIVISIONE NAZIONALE 1927/28
La formula era identica a quella della stagione precedente con la differenza nel numero delle squadre partecipanti: 22 invece di 20. I gironi furono pertanto di 11 squadre e le prime quattro passavano al girone finale. La vincente del girone finale era proclamata Campione d'Italia.

Il Torino, nonostante una falsa partenza, si qualificò agevolmente per il girone finale, così come le finaliste dell'anno precedente. Come outsider si qualificarono anche l'Alessandria ed il Casale che aveva cambiato denominazione e ne aveva assunta una in sintonia col regime: Casale XI Legione.

Nel girone finale il Torino si confermò al primo posto e si guadagno un meritatissimo titolo di Campione d'Italia che, stavolta, nessuno avrebbe contestato.

Girone A Girone B Girone Finale
Torino 30 Bologna 27 Torino 19
Alessandria 29 Juventus 24 Genoa 17
Genoa 28 Inter 24 Alessandria 16
Milan 26 Casale XI Legione 24 Juventus 16
Brescia 21 Modena 22 Bologna 15
Pro Vercelli 18 Novara 21 Milan 14
Cremonese 17 Pro Patria 20 Inter 11
Padova 17 Roma 18 Casale XI Legione 4
Napoli 15 Livorno 17
Lazio 11 La Dominante 14
Reggiana 8 Hellas Verona 9
Anche stavolta le retrocessioni rimasero sulla carta, perché già dopo due settimane la Federazione stabilì quanto segue:
« ...nella stagione 1929-30 avremo in Divisione Nazionale 32 squadre delle quali 16 parteciperanno alla Serie A e 16 alla Serie B... Questo sistema in sostanza porta a quel girone unico da tanto tempo atteso, mentre crea tra la massima categoria e la Prima Divisione un utile cuscinetto. Nella stagione 1928-29 si avrà invece un campionato di transizione: verrà giocato su due gironi di 12 squadre ciascuno, cioè le attuali meno l'Hellas e la Reggiana, oltre ovviamente alle vincenti dei quattro gironi della Prima Divisione. Le prime quattro classificate di ogni girone (totale 8 squadre) disputeranno un girone finale per il titolo di campione d'Italia 1928-1929, mentre le 16 escluse disputeranno la Coppa CONI. Le prime quattro classificate di ogni girone della Coppa CONI (totale 8 squadre) andranno per la stagione 1929-30 a completare la Serie A con le otto finaliste, mentre le ultime quattro classificate di ogni girone, più le prime due classificate di ogni girone di Prima Divisione (totale 16 squadre) formeranno la Serie B della Divisione Nazionale. »
(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 19 marzo 1928, p. 2.)
Hellas e Reggiana retrocesse? Neanche per sogno. A fine giugno la Federazione deliberò:
« Nella prossima stagione al campionato di Divisione Nazionale parteciperanno 32 squadre, che giuocheranno in due gironi di 16 ciascuna... Le iscrizioni si chiuderanno il prossimo 10 luglio. In base alle medesime pervenute, il Direttorio Federale stabilirà i gironi fissando di conseguenza le varie squadre da promuovere. Tuttavia possiamo finora comunicarvi che in Divisione Nazionale entreranno otto squadre più delle previste seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi. Oltre alle 24 che già hanno diritto, andranno dunque nella massima categoria le seguenti squadre: Hellas, Reggiana, Triestina (indipendentemente quest'ultima dal posto che occupa in classifica, ma in omaggio agli altri titoli della nobilissima Trieste), la Fiorentina, il Legnano, la Milanese, la Venezia e la Prato, tenendo per questa in conto che la cittadina toscana ha ben 155 giuocatori tesserati... »
(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 29 giugno 1928, p. 5)
TORINO Campione d'Italia 1927/28
Formazione: Bosia; Monti III, Martin II; Colombari, Janni, Sperone; Vezzani, Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Franzoni. Altri Titolari: Bacigalupo III, Amadesi, Breviglieri I, Carrera, Martin III, Rossetti I, Sticco, Vincenzi. Allenatore: Anton "Toni" Cargnelli.

Una formazione del Torino Campione d'Italia 1927/28
Dalla Prima Divisione furono promosse: Atalanta, Biellese, Pistoiese, Bari, Venezia, Fiumana, Triestina, Legnano, Prato e Fiorentina.
La Coppa CONI fu vinta dalla Roma.

giovedì 13 novembre 2014

Nazionale 1912-1930

Abbiamo lasciato la Nazionale nel 1912 ai Giochi Olimpici di Stoccolma. Era una Nazionale giovane ed inesperta che, a parte qualche successo occasionale, non riuscì a mettersi in luce. In seguito, affidata nuovamente alle cure di varie Commissioni Tecniche, la Nazionale riuscì ad acquisire esperienza e a progredire tecnicamente. 
Nel 1920, alle Olimpiadi di Anversa, riuscì ad arrivare ai quarti di finale. Stesso risultato alle Olimpiadi di Parigi nel 1924, quando Vittorio Pozzo tornò ad essere il Commissario Unico degli azzurri.
Negli anni successivi, affidata nuovamente alle cure di una Commissione Tecnica prima e dei tecnici Augusto Rangone e Carlo Carcano, la Nazionale seppe dare ottime soddisfazioni ai tifosi. 
Nel 1927 gli azzurri parteciparono alla Coppa Internazionale, un'antenata del Campionato Europeo, che vide coinvolte anche le nazionali di Svizzera, Austria, Ungheria, Cecoslovacchia. Questa competizione era un vero e proprio campionato con girone all'italiana e con partite di andata e ritorno. Considerando le difficoltà di trasporto dell'epoca, non ci si può meravigliare che il torneo terminò solo nel 1930. Fu proprio l'Italia a vincere il torneo, quando fu nuovamente affidata alle cure di Vittorio Pozzo che lascerà la direzione della Nazionale solo nel 1948. Nel frattempo, la Nazionale si era ben comportata nel torneo calcistico delle Olimpiadi di Anversa nel 1928, sotto la guida di Rangone, eliminando la Francia negli ottavi (4-3), la Spagna nei quarti (1-1 e 7-1 nella ripetizione) ed essendo eliminata di misura dai campioni uscenti dell'Uruguay con il risultato di 3-2. L'Uruguay era la potenza calcistica dell'epoca e dopo due anni si sarebbe laureato Campione del Mondo nella prima edizione della Coppa Rimet. Nella finale per il 3° posto, l'Italia distrusse l'Egitto con il punteggio di 11-3 che tuttora rimane il punteggio più alto in un incontro della Nazionale. E sembra che Bernardini calciò di proposito fuori un rigore, per non infierire ulteriormente. Sta di fatto che tale vittoria fruttò una medaglia di bronzo alle Olimpiadi e una prima consacrazione della Nazionale a potenza calcistica europea.

Augusto Rangone

Carlo Carcano


Vittorio Pozzo

mercoledì 12 novembre 2014

1926/27 - Lo scudetto revocato ovvero il "caso Allemandi"

Luglio 1927. Durante quella torrida estate, scoppiò uno scandalo che, per la prima volta, avrebbe determinato la non assegnazione di uno scudetto. 

L'antefatto
Girone finale del campionato 1926/27 (Divisione Nazionale): alla 6a giornata di ritorno il Torino comanda la classifica con 10 punti ed è seguito da Bologna e Juventus con 7.
Il 5 giugno 1927 per la 7a giornata di ritorno è in programma il derby Torino-Juventus. Vincere il derby per il Torino vorrebbe dire guadagnare un vantaggio in classifica di 5 punti sui bianconeri e mantenere a distanza di sicurezza i felsinei con solo tre partite ancora da disputare e l'ultima proprio con il Bologna. Il conte Marone, presidente granata, ne fa una questione di prestigio tanto da scommetterci una cena col rivale Edoardo Agnelli. Insomma è una partita da vincere ad ogni costo. Qualcuno prende la cosa un po' troppo alla lettera: il dirigente granata Nani. È un dirigente molto zelante e quando lo studente siciliano Giovanni Gaudioso lo avvicina non ha dubbi: accetta la sua proposta.
Ma cos'aveva di speciale il Gaudioso? Semplice: abitava nella stessa pensione in cui alloggiava il giocatore juventino Luigi Allemandi. E la sua proposta, ovviamente, era quella di trattare con Allemandi garantendogli molti soldi (50.000 lire dell'epoca) per giocare male durante il derby. Metà della somma fu versata prima della partita, l'altra metà era da versarsi al termine della partita, ovviamente vittoriosa.

Cosa successe in realtà
Il Torino si aggiudicò effettivamente il derby, ma Allemandi giocò da par suo con la tenacia, la determinazione e l'irruenza che gli erano propri. 
Gianni Brera lo descriveva così: 
«Era una forza scatenata della natura. Portava la zazzera ricciuta e aveva del diavolo. I suoi spunti veloci im­pressionavano come i suoi balzi acrobatici. Entrava primo sull'avversario lanciato al goal ed erano veri sfracelli».
L'inviato della Gazzetta, Bruno Roghi descrivendo la partita scrisse:
«I torinesi lavorano a maglie fitte, ma Allemandi è imbattibile, interviene, è sicuro e potente».
Insomma il terzino della Juventus e della Nazionale non giocò come un giocatore corrotto. Tutt'altro.
In partita ci furono effettivamente episodi un po' strani come il gol del pareggio granata. Fu battuto un calcio di punizione ed un uomo in barriera (Rosetta) allargò le gambe facendo passare il pallone. Oppure ciò che accadde nel prosieguo della partita: il centravanti juventino Pastore si fece espellere per una reazione ingenua e spropositata.

Come scoppiò lo scandalo
Nella pensione dove vivevano Gaudioso e Allemandi, aveva la sua residenza anche il giornalista romano Ferminelli. Costui era redattore del Paese Sportivo e del Tifone. Inoltre il Ferminelli aveva una spiccata antipatia per il Torino che, all'inizio della stagione, aveva dimenticato di fornirgli la tessera per lo stadio Filadelfia. La società granata lo aveva invitato a ritirare la tessera in sede. Ferminelli avrebbe invece voluto che la tessera gli fosse consegnata al giornale. Il Torino non inviò la tessera e lui non andò alla sede della società. Da quel momento Ferminelli cominciò a scrivere articoli infuocati contro il Torino. Per cui non gli parve vero di ascoltare i discorsi tra il Gaudioso e Allemandi nella stanza accanto alla sua in quel caldo giorno di luglio. Oggetto della discussione era il fatto che Nani, il dirigente granata, non voleva pagare la seconda parte di quanto pattuito, visto l'impegno di Allemandi durante la partita. Ferminelli aveva uno scoop sensazionale che avrebbe inguaiato l'odiato Torino. Sul Tifone firmò un articolo con il titolo "C'è del marcio in Danimarca". Il reportage provocò un'indagine da parte della Federcalcio di cui fu incaricato il vice di Arpinati, Giuseppe Zanetti. L'ispettore federale trovò in un cestino dei rifiuti dei pezzettini di carta che, messi insieme pazientemente, risultarono essere una lettera in cui Allemandi si lamentava del fatto di non avere ricevuto il resto del pagamento pattuito.

La sentenza
Lo scudetto del Torino fu revocato e rimase non assegnato. Secondo i regolamenti federali, il titolo sarebbe spettato alla seconda classificata, il Bologna. Ma, forse per ragioni di opportunità, Arpinati tifoso del club felsineo, decise di evitare l'assegnazione del titolo ai rossoblu, in quanto già per il semplice fatto di aver trasferito la sede della Federazione a Bologna, era stato aspramente criticato. Allemandi fu squalificato a vita, ma in seguito fu amnistiato dopo la conquista della medaglia di bronzo alle olimpiadi del 1928 da parte della Nazionale. Il testo della sentenza del 21 novembre diceva:
«Il Direttorio federa­le conferma le precedenti deci­sioni e squalifica a vita Luigi Allemandi, della cui colpevolez­za è stata pienamente raggiunta la prova; richiama il giocatore Munerati a una più esatta com­prensione dei suoi doveri in quanto un calciatore tesserato non può accettare doni di qual­siasi entità o natura da iscritti ad altre società; deplora e proi­bisce il malcostume delle scom­messe anche di lieve cifra, spe­cie quelle tenute contro le sorti dei propri colori e ammonisce per questa trasgressione il gio­catore Pastore, lieto di constata­re come l'episodio che ha dato luogo alle accennate sanzioni sia circoscritto a un solo gioca­tore e non possa quindi gettare ombra né onta sulla grande massa dei calciatori italiani».
Come si vede anche Munerati e Pastore furono coinvolti nello scandalo anche se con motivazioni differenti.

Tutto poco chiaro
Il caso comunque si rivelò poco chiaro. La foga con cui Allemandi richiedeva il pagamento della seconda parte del premio, pur avendo fatto il suo dovere in campo, fece pensare che egli fosse solo un intermediario e che il giocatore corrotto fosse un altro. Il granata Baloncieri a distanza di tempo affermò:
«Un fatto dubbio si era presentato agli inquirenti: quello di sospettare di un altro atleta che, per la sua dirittura morale, era inattaccabile».
L'attaccante granata stava alludendo all'altro terzino juventino Rosetta, che infatti allargò le gambe sul tiro di punizione che consentì il pareggio del Torino. Gianni Brera commentò nella sua Storia critica del calcio italiano:
«A questo punto, non sembra necessario essere Sherlock Holmes per appurare come sia andata, e subito dopo capire come abbia potuto Allemandi militare nell'Inter di Giovanni Mauro, vicepresidente della Fe­derazione e temibile capo degli arbitri. I sottili ricatti reciproci avevano lasciato alla Juventus il terzino più dotato di classe e avevano impedito al Bo­logna di acquistare un terzino che avrebbe fatto irresistibile coppia con il suo Monzeglio ai Mondiali 1934»
Conclusione
La sensazione che la vicenda lasciò è che Allemandi, pur avendo partecipato allo schema come intermediario, fu in realtà la vittima sacrificale per proteggere il più quotato Rosetta, terzino della Juventus e della Nazionale.

un'immagine di Luigi Allemandi con la maglia della Nazionale

lunedì 10 novembre 2014

Verso il girone unico - Stagione 1926/27

Rieccoci di nuovo a parlare della storia del calcio italiano.

Ricordiamo che la Carta di Viareggio, di cui abbiamo parlato l'ultima volta, riformò pesantemente la struttura del calcio italiano. Il fascismo non vedeva di buon occhio la separazione del campionato in nord e sud e quindi, con la Carta di Viareggio, creò la Divisione Nazionale che unificò calcisticamente la penisola. Purtroppo i valori in campo erano rimasti gli stessi di prima, cioè squadre metropolitane del nord fortissime e squadre del centro-sud non proprio all'altezza. Questo era un problema di difficile soluzione nell'immediato, ma i dirigenti delle squadre centro meridionali furono mobilitati per dedicarsi al rafforzamento delle squadre. Ma vediamo in dettaglio cosa successe.

DIVISIONE NAZIONALE 1926/27

Formula: 2 gironi di 10 squadre ciascuno. Le prime tre si qualificano per il girone finale. Le ultime due retrocedono. Le escluse dal girone finale partecipano alla Coppa CONI, antenata della Coppa Italia. Il titolo di campione viene vinto dalla prima classificata nel girone finale.

La Carta di Viareggio aveva stabilito che la Divisione Nazionale fosse composta da 17 squadre del nord Italia e 3 del centro-sud. Poiché le società del nord aventi diritto erano solo 16, furono organizzate delle qualificazioni per stabilire la 17. A tali eliminatorie parteciparono le 8 squadre dell'estinta Lega Nord già retrocesse al termine del campionato 1925/26.

Qualificazioni pre-campionato
Qualificazioni Divisione Nazionale
1° turno
29/08/1926 Bologna Mantova-Reggiana 7-3 dts
Verona Legnano-Udinese 2-0 forfait
Milano Novara-Parma 4-0
Genova Alessandria-Pisa 6-1
2° turno
05/09/1926 Milano Novara-Mantova 4-3 dts
Vercelli Alessandria-Legnano 4-1
Turno finale
12/09/1926 Casale Monf. Alessandria-Novara 2-2 dts
Spareggio
23/09/1926 Torino Alessandria-Novara 3-1

L'Alessandria si qualificò come 17 squadra del nord.

I due gironi di campionato (adesso si chiamerebbe "regular season") non riservarono particolari sorprese: le grandi tradizionali (Genoa, Milan, Inter, Juventus, Bologna e Torino) si imposero sulle altre qualificandosi per il girone finale.
Il Torino, trascinato dal "trio delle meraviglie" composto da Baloncieri, Libonatti e Rossetti, si impose nel girone finale aggiudicandosi quindi il primo titolo.

Girone A Girone B Girone Finale
Juventus 27 Torino 26 Torino 14
Inter 27 Milan 24 Bologna 12
Genoa 24 Bologna 24 Juventus 11
Casale 21 Alessandria 21 Genoa 9
Pro Vercelli 20 Livorno 20 Inter 8
Modena 18 Sampierdarenese 20 Milan 6
Brescia 15 Padova 15
Hellas Verona 15 Andrea Doria 13
Alba Audace 12 Cremonese 12
Napoli 1 Fortitudo Pro Roma 5

A fine stagione l'Alba-Audace si fuse con la Fortitudo-Pro Roma e il FBC Roma (Roman) militante in Prima Divisione, costituendo l'AS Roma.
Lo stesso accadde a Sampierdarenese e Andrea Doria che furono fuse per costituire la Dominante.
Napoli e Cremonese furono pertanto ripescati in Divisione Nazionale.

Il titolo di Campione d'Italia fu revocato nell'autunno 1927, in conseguenza del "Caso Allemandi" di cui parleremo domani. Il titolo 1927 rimase pertanto inaggiudicato.

Il Torino campione virtuale della stagione 1926/27
L'Alessandria si aggiudicò la Coppa CONI 1927, battendo in finale il Casale.

Dalla Prima Divisione furono promosse: Novara, Pro Patria, Reggiana e Lazio.

lunedì 20 ottobre 2014

Avviso

Il blog rimarrà senza aggiornamenti per due settimane circa. Ci rivedremo l'8 novembre.

A presto

sabato 18 ottobre 2014

Verso il girone unico: la Carta di Viareggio

Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, il calcio aveva conosciuto un boom di popolarità eccezionale. Con la presa del potere nel 1922, il fascismo sfruttò il calcio con la sua potente attrazione sulle masse per i suoi scopi. Molti gerarchi entrarono nel mondo del calcio come dirigenti, altri come semplici tifosi. Già abbiamo parlato del bolognese Arpinati, ad esempio.
Ma fino al 1926, il fascismo si era tenuto fuori dagli organismi istituzionali del calcio italiano. Come avvenne l'entrata delle camicie nere nel mondo dell'organizzazione calcistica nazionale? L'occasione fu data dal campionato in corso in quel momento, il 1925/26 di cui già abbiamo visto i dettagli nel post di ieri. Quello di cui non avevamo ancora parlato, è che era in uso una lista di ricusazione degli arbitri. Praticamente una lista degli arbitri non graditi a determinate squadre (esisteva già allora, eh?). Da un lato la cosa si giustificava dal fatto che gli arbitri, fino ad allora, erano ex-giocatori o ex-dirigenti ed erano tesserati, ciascuno per un club. Per questo motivo, troppo spesso questi arbitri erano ritenuti di parte e quindi messi all'indice, ossia nelle liste di ricusazione. La cosa fece nascere una pesante contestazione, da parte della categoria arbitrale, che si manifestò con uno sciopero ad oltranza. La Lega Nord, che era responsabile della gestione degli arbitri per il campionato maggiore, si vide messa in difficoltà e tutto il suo Consiglio Direttivo diede le dimissioni in massa. Il presidente della Lega Nord però, non convocò un'assemblea per indire nuove elezioni, ma delegò i suoi poteri al CONI, ente già asservito al regime tramite il suo presidente, Lando Ferretti. Costui nominò una commissione di tre esperti che aveva il compito di redigere un documento su una nuova organizzazione del calcio italiano. Paolo Graziani, Italo Foschi e l'avvocato Giovanni Mauro, presidente dell'AIA, si riunirono a Viareggio ed in breve conclusero il lavoro loro assegnato e pubblicarono un documento il 2 agosto che fu rapidamente approvato dal CONI e reso operativo all'istante. Tale documento è conosciuto come la Carta di Viareggio.
La carta in sintesi regolava tutti gli aspetti del calcio italiano: statuto dei calciatori, organizzazione della Federazione e dei campionati.

Norme relative allo status dei calciatori
I calciatori venivano divisi in "dilettanti" e "non-dilettanti", aprendo in pratica al professionismo. La figura del calciatore "non-dilettante" stava a legittimare il malcostume che sempre aveva consentito lo svolgersi di forme clandestine di calciomercato e degli stipendi pagati ai giocatori più bravi sotto forma di rimborso-spese o di salari fittizi corrisposti dall'azienda facente capo alla proprietà della società di calcio. 
I casi più clamorosi di calciomercato furono:
  • il passaggio di Renzo De Vecchi dal Milan al Genoa nel 1913 per 24.000 lire;
  • il passaggio di Virginio Rosetta dalla Pro Vercelli alla Juventus nel 1923 per 50.000 lire;
  • il passaggio di Adolfo Baloncieri dall'Alessandria al Torino nel 1925 per 70.000 lire.
Veniva eliminato il vincolo territoriale per i calciatori. Non era più necessario risiedere nella provincia di residenza del club. 
In pratica si legalizzò il calciomercato e subito due società ne approfittarono:
  • il Torino che preleverà il centravanti Gino Rossetti dallo Spezia per 25.000 lire;
  • l'Inter che preleverà l'attaccante Fulvio Bernardini dalla Lazio per 150.000 lire.
Si stabilì anche la totale chiusura agli stranieri a partire dal 1928. Un guaio per parecchie società che nei propri ranghi contavano giocatori austriaci e ungheresi, cioè esponenti della famosa Scuola Danubiana, assai di moda all'epoca. Ovvio che si trovò subito il modo di aggirare la norma, specialmente per chi voleva comprare giocatori sudamericani, inventando il fenomeno degli oriundi.

Norme relative all'organizzazione calcistica
La Federazione veniva riorganizzata in maniera verticistica, analogamente a quanto succedeva nello Stato. Fu nominato un Direttorio Federale a capo del quale fu messo Leandro Arpinati. Costui, come primo atto, trasferì la sede della FIGC da Torino a... indovinate un po'... Bologna, ovvio.
Leghe e Comitati regionali furono sostituiti dal Direttorio Divisioni Superiori, due Direttòri Divisioni Inferiori Nord e Sud, Direttòri Regionali e il Comitato Tecnico Arbitrale Italiano che andava a sostituire l'AIA. A partire dal 1927, anche le nomine dei dirigenti dei club era sottoposta all'ESPF (Enti Sportivi Provinciali Fascisti), eliminando di fatto, dirigenti eventualmente invisi al regime.

Quanto al campionato, veniva creata la Divisione Nazionale, unica per tutta Italia, dove si giocava per vincere il titolo nazionale. Nel paese che il fascismo voleva costruire non poteva esistere una divisione fra campionato del nord e campionato del sud. Bisognava però pur tener conto della differenza tecnica abissale tra le squadre del nord e quelle del sud, che rimediavano sistematici "cappotti" dalle squadre del nord nelle finali per il titolo. Ed infatti la Divisione Nazionale si sarebbe articolata in 20 squadre divise in due gironi da 10 squadre ciascuno. Di queste 20 squadre, 17 sarebbero state del nord e 3 del sud e più precisamente:
  • le 16 squadre del nord aventi diritto a partecipare al massimo campionato della nuova stagione;
  • la diciassettesima del nord era da recuperare tra quelle retrocesse (Mantova, Reggiana, Legnano, Udinese, Novara, Parma, Alessandria e Pisa) e a tal fine fu organizzato un torneo di qualificazione tra le 8 retrocesse della precedente annata (vinse l'Alessandria);
  • le altre tre erano provenienti dalla ex Lega Sud, ossia le due finaliste Alba e Internaples, più la Fortitudo.
La scelta della Fortitudo come ultima squadra non era casuale: in primis era per dare visibilità alla capitale con due squadre, come già accadeva per molte squadre del nord, e poi "last but not least" era la squadra di cui Italo Foschi, uno dei tre esperti, era presidente.
Il secondo livello del calcio italiano veniva occupato dalla declassata Prima Divisione, alla quale furono iscritte tutte le squadre della vecchia Prima Divisione che non si erano qualificate per la Divisione Nazionale, altre ventidue squadre provenienti dalla Seconda Divisione e l'Anconitana che venne aggregata al gruppo delle squadre del nord.

Fusioni
La riforma strutturale dei campionati non poteva avvenire in molte città senza metter mano all'esistenza di molte società. Città come Milano, Genova e Roma avevano fin troppe squadre presenti ai massimi livelli. Altre come Firenze non avevano rappresentanti giacché il calcio in Toscana si era evoluto soprattutto nei centri portuali come Livorno e Pisa. Ma soprattutto i grandi centri urbani del centro-sud Firenze, Roma e Napoli non avevano squadre in grado di competere con gli squadroni del nord. Il marchese e gerarca fascista Luigi Ridolfi si fece promotore della fusione tra CS Firenze e Libertas per creare la Fiorentina che nacque il 26 agosto 1926.
A Roma invece le squadre erano numerose. Le più importanti erano la Lazio, l'Alba e la Fortitudo, che negli anni erano riuscite ad arrivare alla finale nazionale, rimediando sempre batoste colossali. L'ammissione di Alba e Fortitudo alla Divisione Nazionale richiese un'opera di rafforzamento dei club. Pertanto Italo Foschi, presidente della Fortitudo e componente della commissione che redasse la Carta di Viareggio, si rese promotore della fusione dell'Alba con l'Audace Esperia e della Fortitudo con la Pro Roma. Tali fusioni non furono sufficienti. Entrambe le compagini terminarono il campionato successivo in zona retrocessione. Il Foschi quindi fece un passo decisivo unendo Alba, Fortitudo e il FBC Roma, meglio noto come Roman, per creare una compagine più forte per rappresentare la capitale. Nacque così la Roma. La Lazio non partecipò al giro di fusioni, un po' per scelta dei propri dirigenti, un po' perché al regime faceva piacere che la capitale avesse due squadre come le città del nord. A Napoli il problema si era già risolto con la fusione che negli anni precedenti aveva portato alla nascita dell'Internaples. Ma il club era debole e così l'imprenditore Giorgio Ascarelli riunì attorno a sé i soci dell'Internaples ed altre forze nuove per creare una compagine più forte: il Napoli. Negli anni successivi al 1927 si verificarono altre fusioni come, ad esempio, a Bari dove Liberty e Ideale si fusero creando il Bari,  a Genova dove la Sampierdarenese fu fusa con l'Andrea Doria per creare La Dominante ed infine a Milano, dove l'Inter fu fusa con l'US Milanese per creare l'Ambrosiana.
Nuovi scenari si aprono per il calcio italiano. Stanno per arrivare Serie A e Serie B.

giovedì 16 ottobre 2014

Verso il girone unico - Stagione 1925/26

Le fasi conclusive delle due stagioni precedenti (1923/24 e 1924/25), ossia le finali della Lega Nord, erano ormai diventate fonti di tensioni e disordini, spesso sobillati da gerarchi di regime che, come tifosi o come dirigenti delle società, non si facevano scrupolo di aiutare con tutti i modi, leciti e non leciti, la loro squadra del cuore. L'esempio lampante fu Leandro Arpinati di cui abbiamo già parlato negli ultimi giorni. Tifosissimo del Bologna, a fine stagione arriverà addirittura alla presidenza della FIGC e con essa procederà ad una drastica riorganizzazione del calcio italiano, senza perdere d'occhio ovviamente le vicende del suo Bologna.
Ma proprio a causa dei disordini registrati durante le finali, si convenne che la struttura del campionato, nata col progetto Pozzo, era da riconsiderare. Si cominciò dunque a pensare ad una divisione d'onore, una super-divisione composta da sole 16 squadre e a girone unico. Si sarebbero aumentati gli scontri diretti tra le maggiori squadre che attualmente, con la formula a due gironi, erano equamente distribuite nei due raggruppamenti e si sarebbero evitate le finali, fonte di preoccupazioni per i dirigenti federali. Per attuare tale piano, era necessario cominciare a ridurre le squadre partecipanti e perciò, l'assemblea federale del 17 agosto 1925 decise che le retrocessioni sarebbero state 4 per ogni girone della Lega Nord.

PRIMA DIVISIONE 1925/26
Il girone A fu caratterizzato dalla partenza lanciatissima dei campioni in carica del Bologna. Dieci vittorie consecutive nelle prime dieci partite. La serie si fermò a Genova, con l'Andrea Doria. L'unica squadra in grado di contrastare la marcia vittoriosa dei felsinei, fu il Torino che in estate si era rinforzato ingaggiando il centravanti dell'Alessandria Baloncieri. I granata diedero filo da torcere ai rossoblu, anche perché nel girone di ritorno il Bologna registrò un calo di rendimento. Un'inaspettata sconfitta dei granata ad Udine chiuse il discorso con due giornate di anticipo.
Nell'altro girone non ci fu storia: la Juventus fece il vuoto dietro di sé, approfittando della crisi del Genoa. I liguri, in un calcio che si avviava sempre più velocemente verso il professionismo, stavano perdendo la loro identità genovese e stavano altresì invecchiando. Insomma i bianconeri forti dei nuovi acquisti Pastore e Hirzer e con una difesa impenetrabile guidata dal portiere Combi, non ebbero rivali nel girone.
La finale Lega Nord vide dunque opposte Bologna e Juventus. La partita di Bologna terminò 2-2, quella di ritorno 0-0 e pertanto fu necessario uno spareggio in campo neutro che si giocò a Milano il 1° agosto. Il Bologna mostrò segni di quella stanchezza che ne aveva condizionato il rendimento nel girone di ritorno e persero 1-2. La Juventus si qualificò dunque per la finale nazionale che, come sempre, era una pura formalità. E fu effettivamente una formalità: l'Alba fu liquidata con i punteggi di 7-1 e 5-0. La Juventus vinse il suo secondo titolo, il primo dell'era Agnelli.
Resta da segnalare che l'allenatore juventino Karoly morì d'infarto pochi giorni prima della finale decisiva di Milano e fu sostituito dal giocatore Violak (cognome spesso italianizzato in Viola).

I verdetti riguardo le retrocessioni e le ammissioni alla nuova Divisione Nazionale furono sconvolti dall'approvazione, il 2 agosto 1926, del documento sulla ristrutturazione dei campionati chiamato Carta di Viareggio.

Lega Nord Girone A Lega Nord Girone B
Bologna 38 Juventus 37
Torino 36 Cremonese 29
Hellas Verona 25 Genoa 28
Inter 25 Livorno 25
Modena 25 Padova 25
Casale 22 Sampierdarenese 23
Andrea Doria 21 Milan 22
Brescia 19 Pro Vercelli 22
Novara 18 Reggiana 17
Udinese 13 Alessandria 16
Pisa 12 Parma 12
Legnano 10 Mantova 8

FINALI LEGA NORD
Bologna 11/07/1926 : Bologna-Juventus 2-2
Torino 25/07/1926 : Juventus-Bologna 0-0
Milano 01/08/1926 : Juventus-Bologna 2-1

Novara, Udinese, Pisa, Legnano, Reggiana, Alessandria, Parma e Mantova
non ammesse alla nuova Divisione Nazionale.

La Carta di Viareggio successivamente permise la disputa di un torneo
di qualificazione che venne vinto dall'Alessandria. In tal modo l'Alessandria
venne ammessa alla nuova Divisione Nazionale.

Lega
Sud Marche
Lega
Sud Lazio
Lega
Sud Campania
Anconitana 4 Alba 17 Internaples 15
Maceratese 0 Fortitudo 16 Bagnolese 11
Lazio 14 Casertana 8
Audace Esperia 7 Stabia 6
Roman 6 Puteolana 0
Pro Roma 0

Lega Sud Sicilia Lega
Sud Puglia
Palermo 2 Pro Italia 14
Messinese 2 Liberty Bari 10
Audace Taranto 9
Ideale Bari 5
Foggia 2
Lazio
La Pro Roma retrocede in Seconda Divisione.
In base alla Carta di Viareggio viene stabilito che l'Audace Esperia si fonda con l'Alba
e che la Pro Roma venga assorbita dalla Fortitudo.

Campania
Stabia e Puteolana retrocedono in Seconda Divisione.
In seguito la Puteolana rinuncia al campionato per motivi finanziari.

La Carta di Viareggio successivamente condanna al declassamento tutte
le squadre non qualificate.

Lega
Sud Semifinale A
Lega
Sud Semifinale B
Internaples 13 Alba 14
Fortitudo 11 Bagnolese 12
Anconitana 9 Pro Italia 10
Liberty Bari 7 Palermo 2
Messinese 0 Maceratese 2
Messinese e Maceratese retrocesse in Seconda Divisione.
In seguito la Maceratese rinuncerà all'iscrizione al campionato per motivi finanziari.

La Carta di Viareggio successivamente stabilirà che Internaples, Alba e Fortitudo
sono ammesse alla nuova Divisione Nazionale.

Stabilirà altresì che le squadre non qualificate seguiranno il declassamento della Prima Divisione.

FINALI LEGA SUD
Roma, 11/07/1926 : Alba-Internaples 6-1
Napoli, 18/07/1926 : Internaples-Alba 1-1

FINALE NAZIONALE
Torino, 08/08/1926 : Juventus-Alba 7-1
Roma, 22/08/1926 : Alba-Juventus 0-5

JUVENTUS Campione d'Italia 1925/26 (2° titolo)
Formazione: Combi; Rosetta, Allemandi; Bigatto I, Meneghetti, Violak; Munerati, Vojak I, Pastore, Hirzer, Torriani. Altri titolari: Sclavi, Ferrero L., Barale II, Barale III, Caudera, Fenili, Grabbi, Gariglio II, Gianfardoni, Paniati, Ferrero P., Rasetto. Allenatore: Jeno Karoly poi Jozsef Violak.

una formazione della Juventus campione d'Italia 1925/26